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Luca D'Altri
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Parola all'artista

Quello che l’osservatore sente secondo me è importante, ed ogni osservatore “vibra” in maniera diversa davanti ad un’opera d’arte. Questo far “vibrare” la persona che vede una mia opera è lo scopo del mio lavoro. Se la lascia indifferente non sono riuscito nell’intento.
Finchè riuscirò a scuotere l’anima delle persone, in maniera positiva o negativa, il mio lavoro avrà avuto un senso.

Luca D'Altri
Prove generali di fine secolo, per dirla con Hans Rudi Giger oppure, inserendo anche il lessico nel processo di mutazione, prove generali per il prossimo millennio. Così vediamo le opere di Luca D’Altri: sperimentazioni, ipotesi, precorrimenti di un futuro non troppo lontano, brecce fantascientifiche possibili tra qualche centinaia di anni.
A destrutturarle, il substrato riflette le controculture, i movimenti underground degli anni Ottanta e Novanta ancorandosi poi all’esperienza cyberpunk, a partire dal manifesto della “Nuova fantascienza” lanciato nel 1984 dallo scrittore americano Bruce Sterling.
L’arte configura oggi ciò che la realtà virtuale, la tecnologia informatica, le ricerche scientifiche stanno prefigurando e l’artista si cimenta in “giochi di connessioni possibili tra uomo e macchina, tra organico e inorganico, naturale e sintetico, reale e virtuale".
La concentrazione è sul corpo: il corpo trasformato, replicato, invaso, ampliato, escludendone però l’alienazione nella concezione di un processo mutante interno all’evoluzione dell’uomo, necessario anche se non più rispondente a meccanismi darwiniani. L’inserimento nel corpo di chip e microtecnologia permette attualmente di sostituire la funzione biologica di alcune parti vitali, lo sviluppo della nanotecnologia apre prospettive di memorie umane decuplicate, di processi di apprendimento attuati a velocità cibernetiche, di potenziamento esponenziale di ogni facoltà.
Attento alle sperimentazioni di Giger, alle performance di Sterlac, agli choques cinematografici di David Cronenberg, Luca D’Altri è attratto dalla mutazione, dal sogno virtuale, dalle visioni futuribili, rintracciabili a livello di suggestione nelle prime opere, ma che diventano forze propulsive e coscienti nella sua più recente produzione.

Come una nuova pelle, una diversa fisiologia tecnologica che rappresenta l’umanità del futuro prossimo, trasformata senza essere stravolta secondo gli scenari descritti nella “letteratura della società postindustriale”. I colori fluorescenti, che si attivano alla luce ultravioletta, dotano le sue opere di un’esistenza reale e virtuale, diventando alternativamente luogo e non-luogo, mantenendo in sé la possibilità mutogena cruda e violenta, in cui il rigurgito diventa magma, la carne tessuto vivo, lo squarcio urlo. Questa nuova umanità, quest’accellerazione del futuro suscitano adesione o rifiuto totali. Anche l’arte di Luca D’Altri non lascia scampo. L’impatto è forte, la decisione dev’essere settaria.

Brano dalla presentazione della mostra collettiva alla Galleria PERFORM di La Spezia.

Testo di Enrico Formica.
LUCA D'ALTRI

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